
I cinque saggi pubblicati su i-Italy.us dai membri del gruppo “Open Cities” sono delle riflessioni approfondite su questioni affrontate nel corso svoltosi a NYU nell’autunno 2008. Nello specifico, gli autori degli scritti hanno affrontato il tema dello spazio urbano legato all’Italia in un’ottica transnazionale, tesa peraltro a mettere in evidenza il rapporto tra città e letteratura. In altre parole, tenendo presenti problematiche relative all’emigrazione internazionale, alle migrazioni interne, ai viaggi degli intellettuali, alle appartenenze geografico-culturali multiple degli artisti, all’urbanizzazione e alla modernizzazione, gli autori hanno scelto di leggere la città leggendone la letteratura, con l’augurio che i libri discussi, siano essi di letteratura o di filosofia e critica, incuriosiscano altri lettori di i-Italy e delle città “italiane”. Il risultato di questi percorsi interpretativi (si veda la lista a seguire) è un ripensamento delle classiche immagini di queste città “italiane” (le virgolette sono dovute al fatto che, per esempio, italiana diventa anche New York, in questa mappa ripensata in termini culturali). Pur riferendosi alla geografia dominante che mette al centro dell’attenzione le città sportive, quelle turistiche o quelle “pittoresche” nel parlare dell’Italia, questi articoli si propongono di superare le tradizionali barriere nazionali e di offrire delle immagini urbane italiane all’interno di una rete dinamica di scambi culturali che le rende “città aperte.”

“Torino ‘città aperta’ nel centenario della nascita di Cesare Pavese” di Valeria Castelli rilegge la Torino iper-rappresentata dai media americani in collegamento con le Olimpiadi del 2006 per lasciarne emergere un volto più complesso come specchio delle contraddizioni sociali ed economiche della sua storia di città d’immigrazione e industrializzazione, attraverso la scrittura e l’esperienza di Cesare Pavese.
“Città aperte sul Mediterraneo” di Jonathan Mullins propone un tema caro agli Stati Uniti, quello della mediterraneità, ma fuori dal discorso turistico e attraverso l’esperienza e la scrittura di Alberto Savinio, fratello di Giorgio De Chirico, per considerare una forma più complessa di stare nel Mediterraneo come concetto e pratica di vita, sulla scorta degli scritti di Massimo Cacciari.
“Il porto di Napoli: L’Ellis Island (dimenticata) d’Italia” di Kimberly Ziegler unisce la lettura di una commedia di Viviani ambientata a Napoli ai tempi dell’emigrazione di massa e un’intervista a Francesco Durante, Presidente della Fondazione del Museo dell’Emigrazione di Napoli - che resta al momento ancora un progetto - proprio per evidenziare il rapporto tra storia urbana transnazionale (dimenticata) e recupero del territorio come riflessione sul presente d’immigrazione in Italia.
“Sguardi stranianti su New York: Primo Levi, Michel De Certau, Philippe Petit” di Franco Baldasso offre un mosaico di rappresentazioni di New York, e in particolare delle Torri Gemelle: partendo da un articolo di Primo Levi scritto durante la sua visita negli anni Ottanta, e passando attraverso il saggio di De Certeau sul “camminare la città” e l’impresa dell’acrobata francese Petite che camminò da una torre all’altra, l’articolo si muove con occhio critico in un luogo che non c’è più solo fisicamente, ma che continua a definire New York.
“’Credevo di essere ormai diventato un altro’: Corpi in transito ne ‘La città’ di Pavese” di Joe Perna vede nella Torino di Cesare Pavese, meta urbana per i giovani della campagna, un laboratorio di definizione di nuove soggettività che sperimentano con la propria identità personale e inter-personale, in modi che, con i dovuti adattamenti, si riscontrano anche nella New York di Sex and the City, qui nello specifico della sessualità femminile.
Ringrazio tutti e cinque gli studenti per l’impegno e l’entusiasmo con cui hanno accolto e portato a termine questo progetto di scrittura tra l’ambito universitario e gli spazi aperti della rete. TF
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